“LA CURA” ZAN

BASTA UNA LEGGE CONTRO L’ IGNORANZA?

#comunquelasipensi

di Cristina Battioni

Non avrei voluto scrivere nulla sulla dibattuta “Legge De Zan” perchè la ritengo già troppo politicamente strumentalizzata e paradossalmente superata.

Superata dai fatti e dalla storia contemporanea.

Nel 1964 i Cultural Studies usavano l’ interdisciplinarità per comprendere e spiegare le differenze razziali come forme di diversità culturali in un mondo che si apriva timidamente alla globalizzazione; agli inizi del 1990 il costruzionismo spiegava già il “genere” ed i ruoli sociali come costrutti della società e con la “queer theory” superava addirittura il binarismo dei generi.

In una società mutata e completamente trasformata dall’ industrializzazione, dall’ urbanizzazione e dalle migrazioni non aveva più senso definire le persone in base alle loro caratteristiche biologiche poiché studi ed osservazioni evidenziavano come la formazione di un individuo possa avvenire e mutare nel tempo, nella sua storia personale e di formazione, rendendo il “genere” elemento fluido, che può cambiare, mutare, evolversi .

60 anni fa la sociologia aveva capito che la differenza fra “male” e “female” era solo convenzione e che la battaglia di genere stava per essere utilizzata per fini propagandistici e volutamente manovrati e stereotipati dalle diverse correnti di opinione.

Ben vengano le battaglie contro la discriminazione di qualunque natura, contro il maschilismo e contro il razzismo ma a nulla servono se non si supera la distinzione tra “male” e “female” e non si comincia a parlare di “persone” e della differenza tra male e bene collettivo.

Non avrei voluto scrivere le mie personali ed opinabili osservazioni su questa discussa legge ma questa mattina ascoltando “LA CURA” del Maestro Franco Battiato ho percepito nel testo tutto ciò che bisognerebbe sussurrare nella culla per migliorare l’ educazione sentimentale di una società occidentale fossilizzata in una falsa evoluzione e nella maleducazione.

La Legge Zan prevede l’ estensione dei cosiddetti reati d’ odio (art 604 bis del codice penale) a chi commette o istiga a commettere atti discriminatori verso omosessuali, donne e disabili e l’ aumento del carico penale applicabile ai colpevoli.

Ma come è possibile che in una civiltà occidentale culturalmemte evoluta ci sia bisogno di una legge aggiuntiva per punire l’ odio e tutte le sue declinazioni?

L’ odio è virulento, è accidia, è espressione di un substrato culturale ignorante ed involuzionista. Viviamo in un paese maschilista, perbenista ed ipocrita in cui le frustrazioni personali sfociano in violenza verbale o fisica, sempre più nascosta dall’ anonimato web o dalla massa.

L’ ODIO è un sentimento trasversale che riguarda tutta la società, non è di genere, né solamente razziale, è onnipresente e, ovviamente, si manifesta con maggior facilità contro gli indifesi, le donne, gli anziani, i disabili, i clochards, gli stranieri, gli omosessuali, i transgender. Sono solo gli obiettivi più esposti perché fragili o isolati, soprattutto se poveri.

A cosa può servire una legge che cerca solo di aggravare le pene anziché proporre come sanare il grande vulnus della formazione culturale e sentimentale di generazioni ormai indifferenti?

Gli oltraggi, le offese, le aggressioni verbali sono visceralmente contenute in tutti, o quasi, gli strati sociali. Ci si sente abilitati ad offendere per frustrazione, per invidia, per sfogare le proprie insoddisfazioni personali. Lo fanno i politici, lo fanno gli opinionisti, lo fanno le tifoserie, lo fanno i personaggi pubblici, i rapper, buoni o cattivi. Lo fanno i minori fuori e dentro alle scuole.

La legge Zan dovrebbe punire l’ accidia covata spesso all’ interno dei nuclei famigliari e già assorbita nella culla? L’ omofobo non sarà anche un maschilista in casa, con la moglie, con i figli? E chi denuncerà e rimedierà a quel tipo di odio sottile tra le mura domestiche ? Non una legge. Considerando che in Italia nessun reato viene punito con pene certe ed applicate ma finisce per intasare solo i tribunali di denunce di offese verbali date e ricevute, udite o bisbigliate.

Gli unici antidoti all’ imbarbarimento sono la cultura, gli esempi assorbiti nelle proprie case, nelle scuole, nei programmi di insegnamento.

La discussa legge dell’ On. Zan certamente sottolinea l’ esistenza di un problema, ma non lo risolve.

Perché nessuno si occupa di programmare e rendere fattivo un progetto di rieducazione culturale, sociale, lessicale e soprattutto sentimentale che possa sanare queste piaghe almeno in futuro quando la multietnicità ed il genere fluido saranno presenti quotidianamente nella vita di ciascuno di noi? Perché i progetti a lungo termine non procurano consenso immediato e non sono utilizzabili nelle campagne elettorali.

Anche i favorevoli ed i contrari alla Legge Zan si insultano tra loro alzando i toni, volutamente. L’ odio si combatte insegnando la tolleranza, il rispetto, la storia, rieducando le persone all’ empatia, ad un lessico più alto, non intellettuale ma semplicemente umano.

L’ odio covato e maturato si può arginare solo insegnando concretamente, già nella prima infanzia, che si nasce persone, prima persone, poi uomini e donne o generi. Siamo tutti esseri umani, ognuno con il suo percorso, con le sue trasformazioni sessuali, sentimentali, di stato economico, con le sue transumanze e migrazioni. Tutti potenziali migranti o stanziali. Tutti potenziali vittime dell’ odio altrui, anche e solo per una mancata precedenza.

L’ omofobia nasce dal maschilismo, il maschilismo da modelli introiettati da secoli e mai messi realmente in discussione. L’ odio per l’ altro nasce dalla debolezza di un soggetto che, mancando di un proprio equilibrio e di un’ identità stabile, si sente minacciato da tutto ciò che non corrisponde ai suoi stereotipi atavici.

L’ Onorevole Zan dovrebbe soprattutto, così come tutti i suoi colleghi che ne hanno la reale possibilità, proporre cambiamenti fattivi, promuovere un Ministero che si occupi dell’ educazione civica e delle problematiche psicologiche e sociali che sorgono ancor prima dell’ età scolare quando si è ancora in tempo a spiegare che il “diverso”, per chiunque altro, possiamo essere noi in un momento di fragilità.

Occorre formare nuovi educatori, nuove figure di sostegno alle famiglie, alle madri, alle maestre; figure in grado di insegnare un linguaggio corrispondente alla realtà contemporanea, sia intimo che interpersonale. Le parole possono essere pietre ma non serve a molto punire chi le lancia, sarebbe più utile ridare loro dignità e valore.

Franco Battiato è stato un filosofo ed un sociologo attento, nei suoi testi, mai così attuali; contenevano già le denunce profetiche e gli avvertimenti del decadimento sociale, ma anche i rimedi. La mia generazione gli deve qualcosa, se non altro l’ averci almeno insinuato concetti alti attraverso parole scelte e pacate veicolate da una musica apparentemente facile.

Bisogna parlare all’ anima, o come la volete chiamare, quando è ancora pulita, ricettiva.

La sua “Cura” andrebbe cantata come ninna nanna, studiata come testo nelle scuole elementari, perché contiene tutte le indicazioni per definire l’ amore nella sua forma più universale e permette a tutti di sentirsi “esseri speciali”, di cui avere cura e in grado di dare cura e protezione. Prima nel privato, poi nel sociale.

Siamo tutti alberi, se piantati con rispetto sarà la natura stessa ad orientare i rami nella giusta direzione. Una legge può potare, forse, quando ormai è troppo tardi; può reprimere le parole ma non bonificare il substrato malato da cui si generano.

“Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza

percorreremo insieme le vie che portano all’ essenza..

Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie,

dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via

dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo, dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai..”

Franco Battiato – “La cura”-2007

Pubblicato da cristinabattioni

Scrivo per imparare la strada

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