NON SI MUORE SOLO DI COVID (SECONDA PARTE)

I CONDANNATI AD UN ETERNO LOCKDOWN

242.586 DECESSI PER TUMORE O MALATTIE DEGENERATIVE NEL 2020, UNA CITTA’ SCOMPARSA DI CUI NESSUNO PARLA

di Cristina Battioni

La strage perpetuata dal Covid con le sue 117.000 vittime, la corsa ai vaccini, le chiusure e riaperture ci hanno distratto da tutto il resto. Si moriva anche prima del febbraio 2020 e si continua a morire senza poter scegliere, con dignità, il come.

Ora l’ attenzione popolare è monopolizzata dalla promessa di un prossimo “tana libera tutti” del Governo Draghi, da quel “rischio ragionato” che ci fa dimenticare anche la realtà oggettiva, ancora, pericolosamente, pandemica. Il nuovo leader del PD, rientrato dalla ville lumiere, vende il futuro proponendo lo Ius soli ed il voto ai sedicenni. Tutti gli altri si preoccupano di intestarsi eventuali risultati positivi o, semmai, di rinnegare i negativi.

Il resto è fermo, sembra non avere più alcuna importanza. Ma perché mentre la Spagna approva il diritto all’ eutanasia legale, il nostro Parlamento si dimentica completamente delle migliaia di persone costrette ad un lockdown eterno da malattie che trasformano il corpo in una gabbia soffocante? Per loro non ci sono promesse di vaccini o date di riapertura, nessuno ne parla, non esistono.

Il rapporto AIOM 2020 ha stimato 377.000 casi di nuovi tumori in Italia nel 2020 e il decesso di 183.200 persone. Già nel 2014, da fonti Istat, i morti per bronchite cronica ed enfisema erano 33.386, quelli per complicanze da demenza o Alzheimer 26.000, con curva in crescita costante.

Riassumo, ogni anno volano via almeno 240.000 vite non a causa del Covid ma a causa di tumori o di malattie degenerative ed incurabili. Una città di persone che scompaiono dopo aver subito chemio, cure sperimentali, peg, sbarre ai letti, piaghe da decubito, infezioni, polmoniti. Una città di anonimi, segregati in un organismo ostile che li condanna e toglie loro, giorno dopo giorno, ogni dignità.

Valeria Imbrogno, con la creazione di una helpline in memoria del suo compagno, Fabiano Antoniani, più noto come Dj Fabo, ci ricorda la via crucis di un ragazzo di 36 anni, tetraplegico, cieco e nutrito con un sondino, costretto a fuggire in Svizzera, con l’ aiuto di Marco Cappato, per poter addormentarsi dignitosamente in una clinica di Zurigo.

Cappato venne addirittura rinviato a giudizio per istigazione al suicidio e poi, ovviamente, assolto. Grazie al suo coraggio, la Consulta ha emesso nel settembre 2019 una sentenza storica, ammettendo che “in alcuni casi, l’ aiuto al suicidio non è sempre punibile”.

Poteva e doveva essere un punto di partenza per legalizzare l’ innegabile libertà di scelta che è dovuta a chi affronta, soffrendo, un percorso disumano per non approdare a nessun miglioramento; doveva essere un punto di partenza per riconoscere dei diritti ad esseri innocenti condannati all’ ergastolo nel proprio corpo, innocenti ma senza appello.

Sembriamo tutti inconsapevoli complici di un’ estremizzazione cattolica che impone la sofferenza come espiazione. Ci sono voluti decenni per ammettere e praticare l’ anestesia spinale alle partorienti, superando l’ arcaico ed aberrante concetto del ” sei donna e partorirai con dolore”. Tra l’ altro frutto di errata traduzione dalla Bibbia.

Ci sono voluti decenni per far approvare una legge che garantisca le cure palliative domiciliari per le persone a fine vita, decenni per far approvare il testamento biologico, la DAT italiana (disposizione anticipata di trattamento), in vigore dal 31 gennaio 2018.

Approvati si, ma spesso, troppo spesso, non messi in atto.

La dignità va rispettata soprattutto nella sofferenza, e’ giustissimo cavalcare battaglie politiche contro l’ omofobia o qualsiasi tipo di vessazione sul genere, a sostegno delle donne vittime di stalking e violenza; ma chi protegge dall’ umiliazione corporale e psicologica i grandi malati e le persone che li amano ?

Come testimonia Valeria Imbrogno nell’ intervista rilasciata a Repubblica, a chiamare il numero bianco sono moltissime persone, tante da richiedere l’ impegno costante di 20 operatori affiancati da medici e psicologi. Telefonano malati per ottenere informazioni sul suicidio assistito, sull’ eutanasia, sul testamento biologico, ma anche sulle cure palliative. Specifica, inoltre, che la maggior parte dei chiamanti non vuole morire ma almeno conoscere i propri diritti; vogliono un interlocutore serio perché si sentono abbandonati.

06-99313409

E di fatto, lo sono. Nelle case come negli ospedali, nella tacita accettazione che si debba lasciare questa vita con dolore, tutti complici e colpevoli, in una sorta di obiezione di coscienza non esplicitata ma attuata.

Perché è quasi impossibile ottenere la sedazione per persone sofferenti e senza speranza, perché tanta ritrosia nel somministrare perfino la morfina o gli oppiacei a corpi devastati ?

Perché manca una legge che tuteli anche i medici, in modo netto e rigoroso. Non sedano e non attuano cure palliative efficaci perché non sufficientemente protetti da garanzie legali. Per rendere concreta una legge, volutamente lacunosa, rischiano di essere rinviati a giudizio, esattamente come Cappato.

E’ accettabile tutto ciò? E’ possibile che nel 2021, dopo un evento che ci ha mostrato, giorno per giorno, cos’ e’ la sofferenza da fine vita di malati pronati, nudi, attaccati a macchinari, nessuno si occupi di questo tema fondamentale e lo regolarizzi con una legge giusta ed adeguata?

Evidentemente si tratta di un problema sgradito e politicamente poco interessante se nessun governo (tra i tanti che si vanno alternando) si è mai speso a favore della dignità fondamentale di un essere umano; quella di decidere, almeno, come vuole lasciare questa vita, quando di vita all’ orizzonte non né ha più.

Se ne occupa l’ Associazione Coscioni, guidata da Marco Cappato, con petizioni, raccolta di firme, dando informazioni. Ma nonostante qualche riflettore accesso durante le lotte processuali viene rimessa, sempre e con cura, nel dimenticatoio. www.associazionelucacoscioni.it .Se non si parla del problema il problema non esiste.

Difficile, se non impossibile, l’ applicazione della sedazione palliativa, concessa ad un malato terminale su dieci e solo al 30% delle persone affette da tumore. Eppure la legge ora lo consente ( Legge 38 del 2010 e art.3 dPCM 12 gennaio 2017) quando la malattia è inguaribile e in fase terminale ed è applicabile a tutti i malati, anche in caso di crisi respiratorie o di delirio ed anche in sede domiciliare poiché dispone che una dispnea non più trattabile vada sempre gestita sedando il soggetto, per evitare che la morte per soffocamento si presenti in condizioni di vigilanza. In teoria.

Le cure palliative devono per legge, e non in teoria, coprire tutto lo spettro delle sofferenze, non solo del “fine vita”, denuncia in un intervista alla Stampa il Dott. Cancelli, della Fondazione Faro che a Torino assiste i malati oncologici terminali.

In attesa di una legge sul fine vita si procede così, un passo avanti e tre indietro, con situazione di difficile gestione quando il malato ha perso la sua lucidità, non può più esprimere la sua volontà e la testimonianza dei famigliari può non essere sufficiente, anzi, non lo è mai.

Eppure #liberifinoallafine ha raccolto più di 130.000 firme per avere una Legge sull’ eutanasia legale e sul testamento biologico, affinché siano di facile comprensione ed attuazione.

Ma l’ interruttore della politica non si accende, lascia leggi confuse, non si occupa di tutelare i più fragili, evidentemente parlare di dolore non procura né audience né consenso. Meglio che chi può vada all’ estero, se riesce.

Colpevoli anche noi, i “sani”, che, a causa di qualche cortocircuito del pensiero, riteniamo sempre la malattia “roba degli altri”. Diventa “roba nostra” quando gli altri vivono con noi o siamo noi, completamente impreparati e bisognosi di informazioni oggettive, magari date da un numero bianco .

Ecco di cosa non si stanno occupando ai vertici, ecco la necessità di un numero bianco e di persone che abbiano il coraggio di dire la verità, senza cercare consenso. Ma non vedrete mai nessun spot d’ autore a sostegno, nessuna maratona televisiva e nessun dibattito politico. Ciò che è scomodo va rimosso, taciuto, imputato al fato o al volere di qualche dannosa interpretazione di testi sacri.

Qualcuno che va e viene dai vari governi deve essersi dimenticato l’ Art 2 Della Costituzione Italiana: ” La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’ uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’ adempimento inderogabile dei doveri di solidarietà politica , economica e sociale.” Forse il diritto a non essere sottoposti al martirio non è contemplato?

Valeria Imbrogno e il suo numero bianco, l’ associazione Coscioni, la Federazione Cure Palliative meritano spazio e voce perché chiedono solo di informare e di proteggere chi non sa e, non sapendo, subisce.

Non sempre si può avere la vita che si desidera ma il diritto ad una vita dignitosa, soprattutto in democrazia, DEVE essere garantito a tutti, fino all’ ultimo giorno, all’ ultima tappa del nostro viaggio. #comunquelapensiate

Cultura significa anzitutto creare una coscienza civile, fare in modo che chi studia sia consapevole della dignità. L’uomo di cultura deve reagire a tutto ciò che è offensivo alla sua dignità, alla sua coscienza.

Altrimenti la cultura non serve a nulla

Intervista di Oriana Fallaci a sandro pertini-(l’Europeo, 27 dicembre 1973)

Pubblicato da cristinabattioni

Scrivo per imparare la strada

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