BABY BOOM? NO, GRAZIE. E’ TEMPO DI “PET” BOOM.

Gli animali da affezione sono i “nuovi figli”

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di Cristina Battioni

“E tu hai figli?”, quante volte vi avranno fatto questa domanda, magari incontrando un conoscente o un ex compagno di scuola perso di vista.

Se, fino a qualche anno fa, la risposta sarebbe stata :”No, non sono venuti”, seguita da una serie di spiegazioni e giustificazioni, spesso fastidiose, non richieste e non dovute; ora la risposta più comune è: “No, ma ho un cane fantastico”. Naturalmente la parola cane può essere sostituita da gatto, coniglio, furetto o qualsiasi “animale da affezione”; dal pesce rosso al cavallo.

Il dettaglio interessante non consiste tanto nell’ affermazione di essere l’ orgoglioso proprietario di un cane o di un animale, a cui si è particolarmente affezionati, ma nel sostituirlo, a tutti gli effetti, ad un famigliare. E’ ovviamente preferibile questa risposta al sentirsi obbligati a giustificare l’ assenza di figli o legami parentali, soprattutto a perfetti estranei, ma è sorprendente il fenomeno che sottende.

I dati del Censis rivelano la presenza di 32 milioni di animali domestici nelle case italiane, veri e propri residenti nel 52% delle nostre abitazioni, soprattutto in quelle di separati e divorziati (68%) e di single (54%). Con 53,1 animali da compagnia ogni 100 abitanti, l’ Italia si colloca al primo posto in Europa.

I nostri “nuovi figli” sono 12,9 milioni di volatili, 7,5 milioni di gatti, 7 milioni di cani, 1,8 milioni di criceti e conigli, 1,6 milioni di pesci, 1,3 milioni di rettili, oltre ad una quantità non specificata di “vario” (furetti, topolini, tartarughe, papere, asini e oche).

Nell’ indagine condotta da Eurispes emerge che, in questo tempo di crisi, per garantire il benessere e l’ alimentazione dei propri figli adottivi, la maggioranza dei proprietari affronta una spesa di circa 50 euro al mese, mentre il 35% si ferma attorno ai 30 euro. L’ associazione consumatori Adoc, considerando solo cani e gatti, ha calcolato per un cane di taglia piccola una spesa media di 1800 euro l’anno, per un micio di quasi 800 euro. E’ il 70% in più rispetto a dieci anni fa.

Stiamo sviluppando un rapporto sempre più simbiotico e parentale con i nostri animali. In alcuni casi si tratta di un legame salvifico, soprattutto per le persone più anziane, come dimostra uno studio condotto da Senior Italia Federazioni; per 9 over 65 su 10 vivere con un animale domestico migliora la qualità della vita, riduce la sensazione di solitudine ed aumenta quella di serenità, induce a muoversi di più e a sentirsi meglio.

L’ unico rischio consiste nell’ eccessiva enfatizzazione della relazione con i propri animali sostenuta dall’ ingenuità, dalla purezza, dai sentimenti di tenerezza da questi evocati tanto da essere, di fatto, adottati da persone sole in subconscia sostituzione dei figli che non hanno potuto avere, o che sono lontani.

Ma l’ amore genitoriale verso un animaletto non è un’ esclusiva della fascia dei grandi anziani soli. Nella nostra società è in costante aumento il numero di persone che, più che amare, hanno un enorme bisogno di ricevere affetto incondizionato.

Il pet boom ed i consumi connessi, rivelano aspetti di fragilità e solitudine della società contemporanea, vuoti sentimentali ed affettivi, bisogni inespressi o irrealizzabili.

Naturalmente un fenomeno così diffuso ed economicamente interessante è stato seguito ed incrementato dalle aziende produttrici di alimenti e servizi dedicati agli animali.

Dalla famiglia perfetta e fallibile del Mulino Bianco si è passati ad accattivanti immagini di singles che dividono la cena con i loro cuccioli.

Non a caso il settore in maggiore crescita dal 2016, con forte incremento negli otto mesi di lockdown, è quello del petfood. Secondo i dati Iri per Assalco, da gennaio ad agosto 2020, sono state vendute 617mila tonnellate di petfood, con un incremento dell’ e-commerce settoriale del 140%.

Petcare & Food di Mars Italia ha lanciato nuovi prodotti, con meno grassi e pochi processi di lavorazione, per rispondere ad una clientela sempre più esigente. Si moltiplicano i prodotti “premium”, i più costosi, che oggi occupano già il 20% delle vendite complessive.

Purina, brand del Gruppo Nestlè, ha chiuso il 2009 con ricavi di 12,2 miliardi di euro ed ha dichiarato che il 2020 si e’ rivelato come il loro anno migliore in assoluto.

Tant’ e’, come riporta Il Sole 24 Ore, che le aziende leader nel settore, Mars e Nestlè, hanno chiesto in una lettera aperta al Governo di collocare gli alimenti per cani e gatti, insieme con le prestazioni veterinarie, nella fascia di Iva agevolata al 10%.

Secondo un indagine realizzata da Houzz, piattaforma on line di arredamento e progettazione d’ interni, il 43% degli intervistati ha addirittura effettuato modifiche nella propria abitazione solo per creare ambienti più confortevoli per il proprio animale.

Così, con le migliori intenzioni, cani, gatti & company vengono adulto-morfizzati, i proprietari si considerano veri e propri genitori appagati da figli ubbidienti, molto ammaestrabili e mai deludenti. Le proprie frustrazioni sono compensate al massimo dalla fedeltà indiscutibile di cani e gatti. L’ animale fa sentire buoni e giustificati, mentre, avere a che fare con gli esseri umani, è più difficile e complesso. Con gli animali si diventa complici perché ci fanno sentire compresi, ci permettono di esprimere emozioni o gesti di tenerezza senza vergogna o paura di derisione.

Tutto ciò è bellissimo e utile, la pet therapy serve agli anziani contro l’ isolamento e la depressione, a qualsiasi essere umano nei momenti di solitudine o tristezza, le fusa o gli scodinzolii abbassano la pressione arteriosa, sono ansiolitici senza controindicazioni.

Il pericolo sta, come sempre, nell’ estremizzazione, seppur inconscia; pericolo per il padrone e per l’ animale. Se il pet di casa viene emotivamente percepito esattamente come un figlio, la sua perdita sarà innaturale e di difficile gestione. Purtroppo ogni animale domestico ha un suo naturale ciclo di vita, inevitabilmente più breve di quello degli esseri umani.

L’ amore per il proprio figlio adottivo peloso richiede cure, spesso costose e non dispensate, ovviamente, da un servizio sanitario, l’ acquisto di medicinali, antiparassitari ed alimenti speciali, tutt’ altro che economici. L’ accudimento di un compagno di vita, seppur a quattro zampe, diventa un onere ingente, soprattutto sul bilancio di persone che vivono di pensioni minime o dei molti che hanno perso il lavoro o percepiscono solo la cassaintegrazione in questi mesi di sofferenza economica.

Come mi è stato testimoniato da gestori di grandi e piccoli pet shops, dai veterinari e dai farmacisti, l’ amore per il proprio “bambino” obbliga numerose categorie, in difficoltà economica, a mettersi in secondo piano, rinunciando a spese per il proprio benessere a favore di quello che viene tutelato esattamente come un figlio o un compagno di vita e messo, sempre, al primo posto.

Dopo aver bramosamente rincorso, per decenni, il possesso delle cose come gratificazione e fonte di appagamento, ci siamo accorti di essere più soli e delusi. Dopo anni di relazioni non curate perché sottomesse alla propria realizzazione personale o professionale, dopo matrimoni imbastiti per stereotipia o antichi schemi interiorizzati, dopo la pretesa che un bene materiale, per quanto costoso, potesse farci sentire meglio o renderci più desiderabili…ci siamo accorti che qualcosa nel sistema non funzionava più.

Ci siamo accorti che ciò che desidera maggiormente un essere umano è l’ essere amato, per quello che è, non per quello che appare o possiede. Ce ne siamo accorti dopo aver riempito i vuoti con falsi pieni, con l’ ideale utopico di garantirsi legami stabili ed appaganti in famiglie traballanti, allargate, tra incomprensioni e separazioni.

Per non ripetere quello che consideravamo un errore delle generazioni precedenti abbiamo tutti favorito la massima indipendenza dei figli, spesso studenti lontani o, comunque, sempre meno presenti accanto ad un genitore anziano.

Siamo tutti molto più soli di quanto siamo disposti ad ammettere, anche in famiglia.

La condivisione di un animale domestico stempera le tensioni anche tra coniugi, la dolcezza irresistibile di un cucciolo riporta anche le persone meno giovani a riprendersi un ruolo genitoriale senza conflitti. Gli animali vincono sugli umani perché non parlano, o meglio, parlano ma permettendoci di interpretare ogni segno come manifestazione di affetto o interazione positiva nei nostri confronti.

Sono fenomenale argomento di comunicazione tra individui, ognuno ha il gatto o il cane più intelligente del mondo, a quasi tutti ” manca solo la parola”, e per fortuna che non ce l’ hanno, dubito che, differentemente, li ameremmo tanto.

Un cane non ti chiede spiegazioni sull’ ora di rientro ma ti avvolge con manifestazioni allegre e tenere solo perché sei tornato. Un gatto fa le fusa e ti si addormenta in braccio anche se sei spettinato, vestito male, indigesto a te stesso, con un gradevole effetto consolatorio .

Eccola la magia degli animali, riempire il vuoto delle relazioni umane che non sappiamo o non vogliamo più gestire. Ancore di salvataggio di persone sole, in cattiva compagnia o in rapporti conflittuali. Peccato che, scoperta la magia, sia il marketing, il mercato ad impossessarsene ed a spingerla fino all’ ossessione. Basti osservare il moltiplicarsi di catene di market specializzati, di spots pubblicitari, di allevamenti di razze che seguono le oscillazioni della moda dettata dagli influenzer. Oltre che oggetto dispensante serenità, l’ animale viene usato e restituito dalle regole del mercato come nuovo status symbol.

Le razze seguono le mode, spariti i dalmata degli anni 70, scomparsi i chow chow degli anni 80, sostituiti da barboncini e chihuahua degli anni 90, per arrivare ai bouledogues francesi, protagonisti del nuovo millennio. Nei sempreverdi troviamo volpini, bassotti, cavalier king, jack russel. In avvistamento nuove specie date da incroci sorprendenti e sempre più somiglianti a peluche viventi, come il Maltipoo.

MALTIPOO

Poi, ringraziando il cielo, c’ è la corrente dei “senza razza”, sottratti ai canili e gattili da una categoria di persone che, salvando un animale abbandonato, salvano se stesse dall’ abbandono e, contemporaneamente, compiono un atto generoso e civile.

Negli ultimi dieci anni tutti gli animali da affezione, di razza o meticci, sono diventati più domestici, hanno un rapporto simbiotico con i padroni e ne riprendono spesso gli atteggiamenti. Si percepiscono, a loro volta, dei figli adottati e come tali si comportano.

L’ umanizzazione degli animali, spinta all’ eccesso, porta ai medesimi uno stress altissimo che può sfociare in atteggiamenti nevrotici e paure immotivate, si rischia di intaccare i loro istinti per trasformarli in qualcosa che non sono.

Il pet boom, innegabile fenomeno sociale, andrebbe seguito ed utilizzato, non solo dal marketing ma, soprattutto, da sociologi, psicologi, medici e operatori sanitari. La presenza anche di un solo cagnolino o gattino in una casa di riposo potrebbe sicuramente giovare ai residenti, esattamente come avviene nella pet therapy già praticata, da coraggiose organizzazioni di volontariato, con i bambini o negli ospedali.

Se riusciremo a sfruttare questa tendenza come antidepressivo , riportandola a dimensioni meno esasperate ( ad un animale non serve l’ ultimo cappottino firmato per essere felice), se riusciremo a non trasferire le nostre manie, rendendo caricaturale anche un rapporto così bello perché semplice, forse, da questo rapporto potremmo ripartire per riscoprire anche dei legami umani autentici, non basati su aspettative o performance, ma sulla sensazione piacevole di voler tornare a casa. Perché casa è il luogo in cui sai che qualcuno ti aspetta, sempre, a due o quattro zampe, nel bene e nel male, con affetto.

Pubblicato da cristinabattioni

Scrivo per imparare la strada

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