“LA CORRESPONDANCE”

la correspondance

Lidia e Amedeo, 2008-2021

Eravamo insieme e tutto il resto l’ ho scordato”

“L’ amore non esiste, non come ce lo siamo raccontati”, mi sussurra Nolente senza smettere di fissare il cielo. La pelle sottile del collo lascia intravvedere le linee delle vene, fragili rilievi azzurro polvere, in nuance con il suo lungo abito di mohair.

Ricorda un airone cinerino senza piume, elegante ma spogliato dalle molte età che ha sorvolato. E’ ancora bella, di quelle bellezze che il tempo rispetta, si limita ad eliminarne il superfluo, senza intaccarne l’ essenza.

L’ essenza della sua grazia è disegnata nel taglio degli occhi, nella lunghezza delle ciglia sottili che imprigionano ogni singola lacrima, ogni minuscolo cristallo caleidoscopio che regala bagliori improvvisi al suo sguardo rassegnato. La sua essenza è nel profumo di fiori che emanano i capelli quando, liberati dall’ austera treccia, sembrano onde di un mare lontano.

La consumata eleganza di Nolente sopravvive nelle linee del suo corpo, negli angoli acuti di un volto che non subisce la forza di gravità, nelle leve lunghe di braccia e gambe sottili ancorate ad un busto che sembra potersi spezzare al primo colpo di vento. Nolente è un essere grigio e celeste, incatenato alla terra ma tendente al cielo.

Oggi non stringe tra le mani un libro di poesie ma una copia di “Repubblica” del 21 marzo, un giornale sospeso che Seppia deve averle consegnato solo oggi.

Me la porge, senza abbassare lo sguardo, “Vede, ogni 21 marzo io cerco questo piccolo trafiletto, non e’ mai mancato, mai”. Mi siedo accanto a lei e noto un piccolo inserto nascosto in una pagina interna dell’ edizione romana del quotidiano. Sembra un necrologio ma leggendolo perde l’ aura scura e si rivela un delicato messaggio in codice per Lidia Giordani : “Eravamo insieme, tutto il resto l’ ho dimenticato. Amedeo”.

E’ una bellissima poesia di Whitman, mentre la leggo un cristallo scende dalle ciglia di Nolente e cade sull’ erba. L’ airone cinerino si e’ alzato in piedi , guarda davanti a se, oltre il muro di gelsomini, verso spazi aperti.

Mi parla dandomi la schiena, per nascondere il viso, “Osserva”, mi spiega, “Ogni anno , il 21 marzo, Amedeo scrive a Lidia una poesia, ogni anno dal 2008. E’ il loro modo di comunicare a dispetto del tempo, dell’ assenza e dell’ oblio che, talvolta, fanno tabula rasa di tutti i punti di riferimento esistenziali. Questo rettangolo a pagamento non è un ricordo; è solo Amore che non va via, il resto è poca cosa.”

Come un filo d’ erba che si muove anche in assenza di vento, Nolente dondola guardando il cielo mentre io guardo attraverso di lei, i suoi ricordi oltre il muro.

Si racconta senza parlare con me ma, piuttosto, dialogando con se stessa, come d’ abitudine; ” L’ amore si dà senza dover pretendere amore in cambio, così volevo creare. Mi piaceva darlo, regalarlo a piene mani senza nessuna pretesa e nessuna attesa. Per me era naturale dare istintivamente tutto il meglio di me a ciò che amavo; fossero uomini, genitori, figli, amici, compagni di brevi viaggi. Mi piaceva regalare , non ricevere, ricevere crea un senso di obbligo, talvolta spaventa, crea dipendenza o desiderio di indipendenza”.

Mentre racconta abbassa lo sguardo, osserva le margherite, si china disegnando un arco provvisorio ed instabile per raccoglierne una e porgermela, la lascia scivolare tra le mie dita mentre incrocio un nuovo bagliore sulle sue ciglia.

Un istante e da donna torna a trasfigurarsi in filo d’ erba flessibile, teso verso un altrove lontano. ” Non spogli la margherita”, mi raccomanda,” Non segua l’ assurdo refrain infantile del “m’ ama o non m’ ama”. I fiori mentono per compassione. Non importa se chi ami ti riama, o lo fa a modo suo, prima o poi l’ amore che dai parte, ti lascia, ed ogni volta una parte intima di te se ne va con lui. Perdiamo pezzi di noi che non sono mai stata in grado di sostituire. Al posto del vuoto mettevo il ricordo, così c’ erano tutti, non a fianco a me ma intorno a me, nelle cose, nei giardini, nelle stanze, per le strade; le assenze mi accompagnavano ovunque. Ed era sufficiente, lo è stato finchè per ricordare loro, gli assenti, ho cominciato a scordare me.”

Si interrompe, il cristallo scende dalle ciglia al prato, il collo di Nolente si inclina verso di me in modo da farmi percepire il vuoto che il suo corpo sottile trattiene.

Provo senso di protezione per quest’ essere che sembra essersi perso in chissà quale meandro nascosto del tempo; non posseggo frasi consolatorie o teorie sull’ argomento ma le rispondo usando le mie parole, le uniche che, spero, possano tradurre il mio pensiero e comunicare con il suo: “Anche l’ amore ha il suo prezzo, è un rischio, nessuno ne risarcisce la perdita, per questo molti non sanno amare, o non incondizionatamente, è una scommessa non una promessa.”

Inaspettatamente mi risponde senza voltarsi, “Semplicemente è dare una parte di te che non tornerà più. Nel perdere io mi sono persa. Nel voler trattenere il ricordo, che è sempre depurato e riscritto come una sceneggiatura adattata, io ho cominciato a dimenticare le chiavi di casa, poi la strada, poi di fare la spesa, poi, giorno dopo giorno i nomi dei non amori, delle persone poco importanti. Il neurologo l’ ha definito “potenziale inizio di demenza”; poi, forse, Alzheimer, possibile ma non diagnosticato.”

Non posso crederci, questa donna contemporaneamente fragile e solida che legge poesie, le recita a memoria, ragiona con lucidità, ricorda i suoi vuoti e i suoi pieni, che sa ancora piangere per amore, come può essere preda dell’ oblio ?

” Nolente, non è possibile, lei riesce a ricordare tutto, date, poesie, canzoni, sensazioni, non sembra che la sua mente abbia dei vuoti, forse la sua anima ma non la sua mente.”

Mi corregge con la dolcezza che deve sempre esserle appartenuta, “Non ho voluto approfondire, non avevo voglia di altre tac, esami, diagnosi più o meno pietose; sentivo che, comunque, era vero. Stavo dimenticando pezzi di me. Ma non era importante scordare il presente o il minuto precedente, era solo vitale non lasciar cancellare gli attimi pieni di vita, alcuni visi, alcune frasi, quei frammenti capaci di darmi un senso. Così ho deciso di sottrarmi ad un probabile divenire che avrebbe reso il mio dare ed il mio diventare vani e, soprattutto, il mio essere poco dignitoso ai miei occhi.”

” Per questo è qui, per fermare il tempo e tenersi stretti i ricordi ? “, le domando senza riflettere e rischiando di spezzare l’ empatia precaria che ci connette.

Sospira Nolente nel darmi una risposta faticosa, “No, sono qui per caso, qualche anno fa stavo andando dal notaio, lo studio si trova alla scala A , avevo deciso di scomparire decorosamente, senza disturbare nessuno, di lasciare nero su bianco quello che desideravo, di donare la mia casa prima che qualcuno ne pretendesse l’ eredità. Non c’ era piu nessuno da amare o a cui lasciare qualcosa di me e semplicemente non volevo costringermi a sopportare una seconda vita potenzialmente inconsapevole ed estranea.”

“Quel giorno ho firmai le carte che mi ero fatta preparare, anzi, che avevo dettato io, parola per parola; il Notaio non cercò in alcun modo di fermarmi, sembrava comprendere le mie motivazioni. Uscii dallo studio con un senso di profondo sollievo, di libertà; pronta ad andare via, a dimenticarmi “.

Ma non è andata via, ondeggia davanti a me, posso parlarle, ” E invece…lei è qui, vive nel cubo sospeso del sesto piano, la sento leggere poesie, quando piove lei piange, la sento anche ridere talvolta…”. Non dovrei infastidirla con altre domande ma non riesco a trattenermi, come se questa strana creatura custodisse delle verità che io non conosco.

“Mi perdoni la domanda, è stato il notaio a condurla qui?” Esita, non conosce la risposta, non le interessa; “Forse, mi ha accompagnato al crocevia del corridoio e mi ha salutato consigliandomi di non avere alcuna paura di ciò che non ricordo alludendo allo spazio del back up saturato da troppi frammenti trattenuti”.

Non sa come è arrivata nel corridoio cieco della Scala B, suppone sia stata la malattia che aveva già fatto confusione e manomesso il suo orientamento.

Io, invece, credo che nulla sia per caso. Qui,

in un tempo sospeso, può non avere paura, trattenere i ricordi e trasformare le lacrime in pioggia o in cristalli. Come tutti noi ha il suo tempo che non corrisponde e non assomiglia al tempo digitale esterno fatto di minuti frettolosi, messi in fila come formiche. Può mescolare tutto in un presente e in uno spazio personale in cui è facile orientarsi, nonostante tutto.

Le ricordo che io ho ascoltato le sue letture malinconiche interrotte, talvolta, da improvvise risate cristalline.

Abbozza un sorriso triste, “Si qualche volta sorrido o, inaspettatamente, rido con gioia…mi accade quando ricordo il mio ultimo amore; non è il primo che non si scorda mai, ma l’ ultimo. E’ l’ ultimo amore che non puoi perdere, quello che incontri quando le fratture non tentano di ripararsi, quando non cerchi più niente ma continui ad aver voglia di dare. E’ l’ ultimo amore che riesce a farti sorridere senza ignorare la tua nostalgia. E’ quello che può darti l’ energia di aggrapparti alla vita, senza scadenze, senza aspettative, senza spiegazioni. L’ unico possibile antidoto all’ oblio”.

ultimo amore-F.L.Tjutcev-Edizioni Dell’ erba-2015

Sembra una riflessione saggia ma mi permetto di dissentire ed intervengo, rischiando l’ invadenza, “Mi perdoni, ma io credo che l’ amore , in senso generale, si possa dare facilmente, ma l’ Amore tra due persone può non accadere mai nella vita. Qualcuno si accontenta e prende quello che c’è, ma è un miracolo raro, una sintonia difficile da percepire. Si può vivere senza un ultimo amore, senza un grande amore ma di piccoli amori.” Scuote la testa scomponendo i capelli grigio azzurri.

“Sì, certo, si può, qualcuno ci riesce, forse. I piccoli amori, come li definisce lei, piccoli non sono, sono quelli per la famiglia, per i figli, per un marito, per un amica, per un lavoro , per una una casa. Non sono piccoli per nulla ma grandi e destinati, purtroppo, ad allontanarsi o a lasciarci. Ad un certo punto, per quanto tu stessa sia vecchia, rimani orfana. I figli abbiamo imparato a lasciarli volare oltreoceano, vanno avanti da soli, un uomo se ne va prima di te o da te e tu, pur restandogli accanto non sai più perché; gli amici da pochi diventano nessuno, la casa si consuma insieme a te.”

“Tranne l’ ultimo amore?” domando. “Tranne l’ ultimo amore perché corrisponde al tuo ultimo sorriso, alla tua ultima preghiera, alla tua “ultima edizione”,quella che nessuno ha mai letto. E quando va via vai via anche tu, ti dimentichi di fare le azioni più banali e piangi, di nascosto, tutte le lacrime che hai trattenuto per secoli.”

Ecco perché Seppia le conserva ogni anno il messaggio di Amedeo a Linda , ogni anno un’ arrivederci diverso, l’ assenza che resta presenza oltre la logica ed il pragmatismo. Era quello l’ ultimo amore che, forse, desiderava Nolente; dopo averlo dato sempre, a piene mani, voleva un ultimo amore tutto suo, qualcuno che la amasse senza chiederle nulla, senza darle un ruolo, come aveva fatto lei con gli altri, sempre.

Temo che il sole e la postura volutamente rigida l’ abbiano stancata, stringe tra le braccia i 13 fogli dell’ inserto romano di Repubblica, tutti in ordine cronologico dal 2008 al 2021. Cammina con la schiena leggermente incurvata, abbandona la postura fiera e si fa filo d’ erba anonimo, confuso tra gli altri. “Mi ritiro, spero solo di non averla turbata, non parlo mai di queste cose…ma oggi, non so, ho pensato di poterle essere utile .”

Mi lascia cosi’, con una minuscola margherita in mano e l’ eco delle poesie scelte da un tale Armando per una tale Linda mentre, da un balcone della Scala B, una voce maschile sussurra le parole di una canzone…

“Ma non è l’ amore che va via

Il tempo sì.

Ci ruba e poi ci asciuga il cuor

Sorridimi ancor

Non ho più’ niente da aspettar…

L’ ultimo amore, qualunque esso sia, non va mai via, ha ragione Nolente, è un dono vitale che non rispetta l’ anagrafe ma la completezza di un essere. E’ un miracolo inatteso, quel miracolo che ti permette di lasciare andare qualcosa per tentare di vivere il presente.

E’ quello che non dimentichi e spinge Amedeo a pubblicare poesie il 21 marzo, ogni anno, certo che Lidia le leggerà, nell’ attesa di sorriderne insieme. https://youtube.com/watch?v=NcEZEWeNTOY&feature=share

Leggi CENTOMILA LACRIME-La Scala B

Pubblicato da cristinabattioni

Scrivo per imparare la strada

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